Come e perché la tecnologia ha rovinato il nostro modo di viaggiare, rendendoci schiavi e costringendoci a guardare tutto attraverso una lente.

Perché ho iniziato a viaggiare

Ho iniziato a viaggiare per amore, per una passione insaziabile.

Mi ha sempre spinto e accompagnato quel desiderio infinito di scoprire mondi nuovi, di vedere posti e culture diverse dalla mia. E di portarli a casa con me. Nel cuore, negli occhi e nel naso.

Andavo in giro e cercavo di riempirmi più che potevo gli occhi di immagini, di facce, di mari incantevoli e panorami da sogno, di custodire odori di città diverse, profumi della natura e di cibi esotici.

Ho iniziato a scrivere per fermare i momenti più belli

Avevo quasi paura di tornare a casa e perdere quei ricordi, quindi appena possibile ci fantasticavo su, cercando di tenerli sempre insieme a me.

Ho iniziato a scrivere proprio per questo, perché i miei viaggi potessero restare immortali e con essi le emozioni uniche che avevo provato.

Oggi invece, dimenticare sarebbe quasi impossibile.

Perché la tecnologia ha rovinato il nostro modo di viaggiare

Torniamo a casa da un viaggio con gigabyte e gigabyte intasati di foto, video, scatti fugaci, molti dei quali non rivedremo probabilmente mai più.

Partiamo appesantiti da un’attrezzatura tecnologica e da un’ansia latente di catturare quanti più momenti possiamo. Più degli altri, meglio degli altri.

Non per forza perché vogliamo poi rivederli, ma perché le persone sappiano che siamo stati in quel luogo.

tecnologia e viaggi

Per lavoro non potrei mai viaggiare senza la macchina fotografica.

Che lo possano vedere sui nostri social, spiandoci e segretamente invidiandoci.

Siamo dipendenti dal desiderio di immortalare, riprendere, rubare sorrisi, panorami, momenti.

Non vediamo più con i nostri occhi ma tutto è mediato da una lente, che è diventata il nostro strumento per vivere e vedere le realtà che ci circondano.

La dipendenza dalla tecnologia durante i viaggi

E così ci troviamo ad assistere a eventi unici al mondo guardando attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, a fare sport tramite la lente della gorpro e a comunicare con le persone sulle storie di Instagram.

È vero, quei momenti li portiamo a casa, ma in realtà molto spesso non siamo riusciti a viverli davvero.

Perché noi pur essendo là, là non ci eravamo davvero, non con il cuore.

Tutti presi dalla smania di fare la foto nel momento giusto o di avere il video più sensazionale, ci siamo dimenticati di lasciarci il tempo per assaporarli quei momenti.

Proprio così, abbiamo dimenticato la vera essenza del viaggio.

La ricerca della perfezione in viaggio

Potremmo rifarci, dopo aver scattato la foto, goderci l’attimo, e invece no. Nemmeno lì siamo presenti.

Dobbiamo pubblicare immediatamente quello scatto, modificarlo tanto da farlo diventare un altro luogo.

Non scegliamo più nemmeno l’abbigliamento adatto a un viaggio o ai luoghi che visiteremo.

Scegliamo l’outfit che stia meglio nelle foto, poco importa che magari arriviamo a fare trekking con un abito da sera e i tacchi alti.

Spesso non ascoltiamo nemmeno più le storie dei posti che stiamo vistando, ci interessano solo le immagini, che poi saranno ritoccate simulando luoghi perfetti che nella realtà non esistono.

La perfezione non è reale e la sua ricerca non è l’essenza vera di un viaggio.

Il viaggio è esplorazione, scoperta, una serie di imprevisti, momenti imperfetti, trucco sciolto e capelli scompigliati.

È anche l’hotel a 5 stelle e la serata di gala, per carità, ma non è tutto glitter e immagini impeccabili.

O almeno, non il mio viaggio.

Come la tecnologia ha cambiato la mia vita

Io stessa viaggio molto spesso per lavoro e della tecnologia e del digitale ho fatto la mia professione.

Non potrei mai partire per un viaggio di lavoro senza telecamera o cellulare, semplicemente perché sarei come un ciclista senza bicicletta o come un medico senza stetoscopio.

Ne riconosco quindi sicuramente l’importanza. Senza tecnologia non starei probabilmente facendo il lavoro dei sogni che ho ora.

Tante volte però mi capita purtroppo di distrarmi dall’assaporare i momenti dei miei viaggi, troppo presa dalla ricerca di uno scatto che sia unico.

Quando assisto a qualcosa di particolarmente bello, il mio primo pensiero è spesso quello di tirare fuori il cellulare e riprenderlo.

Da un lato devo farlo, perché sono lì per lavoro e devo documentare il mio viaggio per i miei lettori e per le aziende con cui collaboro.

È importante darsi un limite con la tecnologia

Dall’altro però mi sono imposta di darmi un limite, oltre il quale telecamere e telefoni non possono e non devono entrare.

Ho bisogno in ogni di viaggio di ritagliarmi dei momenti NO DIGITAL in cui camminare, respirare a fondo, guardare con gli occhi quello che ho davanti, emozionarmi e fantasticare.

Lo devo a me, al mio amore per i viaggi e a chi mi segue, che da me si aspetta onestà, realtà ed emozioni vere.

È ancora possibile vivere appieno i nostri viaggi?

Come posso raccontare un luogo e far emozionare chi mi legge, se io stessa non ho vissuto realmente quell’emozione?

Un viaggio va vissuto, digerito e metabolizzato. Ci vuole tempo e bisogna essere presenti e vigili.

La tecnologia in un certo senso ha rovinato il nostro modo di viaggiare.

Proviamo a riappropriarci del tempo e a riprendere il contatto con la realtà.

Quando è il momento, bisogna avere la forza e la volontà di posare quella telecamera e accendere di nuovo il cuore.

Lo strumento più potente e indispensabile per vivere un viaggio.


E voi, cosa ne pensate? La tecnologa ha rovinato il nostro modo di viaggiare o lo ha arricchito?

Raccontatemi la vostra opinione nei commenti.