
Diana Bancale, autrice del blog
Giornalista e travel blogger dal 2014. Napoletana di nascita ma vivo alle Canarie, a Tenerife.
Viaggio tanto, spesso sola, amo il mare, i sorrisi, gli animali e la pizza. Ho lasciato il lavoro per viaggiare e da allora il mio lavoro è viaggiare e creare contenuti di viaggio sul mio blog e sui social media.
Nei miei viaggi ho visto posti belli da fare male agli occhi. Location di élite, isole da copertina, luoghi nel mezzo del nulla.
Eppure, quello che ricordo di più quando chiudo gli occhi o quando a bruciapelo mi chiedono quale sia stato il mio viaggio più bello, la risposta non ha nulla a che vedere con i luoghi fisici e con la bellezza in sé (che pur sempre è comunque un concetto relativo).
Quello che ricordo in maniera più nitida, sono le esperienze e più in particolare come mi sono sentita io di fronte a quelle esperienze. Ricordo bene le mie emozioni, il cuore che batte, l’odore delle strade, il sapore del burro di cacao che usavo in quel viaggio o la crema solare che mettevo. La canzone che ho ascoltato mentre l’aereo atterrava e il calore di persone sconosciute che però mi hanno fatto sentire, anche se per pochi minuti, accolta.

Io credo che la vera essenza del viaggiare sia in questo. Ogni viaggio è una piccola vita, più breve e concentrata, durante la quale tutto è amplificato. Forse è per questo che dicono che se viaggi è come se vivessi tante vite in una. Ed io così mi sento, una quarantenne che ha vissuto già le vite di una centenaria. Viaggiare per me è un modo di conoscermi meglio e tutto quello che imparo sono skills in più che metto in pratica nella mia vita quotidiana.
Quali sono le esperienze che ricordo meglio dei miei viaggi?
Non per forza solo quelle belle, anzi. Sono spesso quelle situazioni che mi hanno messo più alla prova, dove mi sono sentita magari in difficoltà o impaurita, ma che alla fine in un modo o nell’altro sono riuscita a risolvere.
Ma sono anche dei momenti semplici, attimi in cui mi sono sentita grata, dei fermo immagine che mi vengono in mente in vari momenti della mia vita e che mi fanno provare quella stessa sensazione che ho provato al tempo.
Difficilmente mi fermo a pensare alla bellezza dei posti in sé, a volte la dimentico.
Quello che però un viaggio ha significato per il mio mondo emotivo, è qualcosa che porterò per sempre con me.

Ecco alcuni momenti che ricordo con intensità dei miei viaggi. In questo articolo non troverete nulla di eclatante e nessuna esperienza “wow” ma dei piccoli frammenti di emozione che ancora a pensarci mi fanno battere il cuore.
Ritratto in aeroporto a Porto Rico
25 anni, dopo un volo veramente turbolento da Miami, arrivo all’aeroporto di Porto Rico di notte, da sola. Avrei avuto il seguente volo per Santo Domingo il mattino dopo. A un certo punto un uomo comincia a guardarmi e chiede se può farmi un ritratto. Acconsento.
Riesce a ritrarmi come se mi avesse visto l’anima, al di là del sorriso che sfoggio sempre, in un’espressione calma e pensierosa che io stessa riconosco bene di me.
Era il 2007. Quel ritratto lo conservo ancora oggi in un cassetto di casa. È venuto con me in almeno 5 traslochi durante questi anni. Quando ho un momento di sconforto e non so dove sto andando lo riguardo. In fondo sono ancora sempre io, con quello sguardo sereno e un po’pensieroso che avevo a 25 anni.
Riflessioni a Miami sul lungo oceano
Il 2007 è stato forse uno degli anni più entusiasmanti della mia vita. Ero a Miami, solo a pronunciarne il nome mi emozionavo, non mi sembrava vero. Stavo frequentando un college di inglese ed ero nel luogo dei miei sogni, da sola. Lezioni al mattino in spiaggia, pomeriggio sui rollerblade, serate in discoteche bellissime. Tante nuove amicizie, gente di tutto il mondo, clima spettacolare.
Una mattina come tante sono andata a correre sulla passeggiata che costeggia l’oceano. Mi sono fermata e ho cercato di intrappolare questo momento nella mia mente. Ero dall’altra parte del mondo, forte e sola, di fronte all’oceano, e stavo vivendo uno dei miei migliori momenti. Ero felice e lo sapevo. Non capita troppo spesso, vero?

E questo momento vi giuro che mi è venuto in mente tante volte negli anni e mi si fanno sempre gli occhi lucidi quando ci penso. Per la me ventenne così curiosa di conoscere il mondo, per la gioia che stavo provando e per il coraggio di inseguire sempre i miei sogni.
Ogni volta che da quell’anno in poi torno a Miami, mi prendo un momento per tornare su quell’adorata passeggiata sull’oceano e riportare alla mente quell’istante, con tutta la gioia e la speranza che avevo in quel momento.
Incontro in stazione in India
Non ricordo la città esatta ma ricordo che ero in stazione in India, all’alba. Aspettavo il treno che mi avrebbe portato chissà dove, in un viaggio lungo e scomodo, specialmente se sei un’occidentale abituata a viaggiare comoda.
C’era una famiglia seduta sulla panchina vicino a me: madre, padre e un figlio. Aspettavano il treno per andare a trovare l’altra figlia che viveva lontana. Mi sembravano sereni e felici. Amo vedere la gente felice, specialmente quando sono in viaggio in viaggio da sola. E’ come se mi ricordasse che va tutto bene e che non ho niente da temere.
Mi hanno chiesto di dove fossi e dove andassi. Ho detto loro che ero italiana. Gli si sono illuminati gli occhi: “Voi italiani siete brave persone, avete un cuore grande”. Anche loro lo erano, alla fine il mondo è pieno di bontà se lo si guarda con occhi buoni.
Viaggio in bus notturno verso Ho Chi Minh
Quel viaggio da sola in Vietnam molti mi avevano sconsigliato di farlo. Si iniziava a sentire dei primi decessi per una malattia strana che veniva dalla Cina e che si stava diffondendo in tutto il mondo. Però le cose non erano ancora certe e la gente continuava a viaggiare. E così ho fatto io.
Quel viaggio in Vietnam da sola era uno di quei viaggi volutamente scomodi che ogni tanto pianifico per mettermi alla prova. E così è stato il viaggio in bus notturno da Na Thrang a Ho Chi Minh.
È uno degli episodi di viaggio che ricordo meglio e che mi fa anche un po’ sorridere a volte.
Il bus sarebbe dovuto arrivare alle 7 del mattino con la luce del sole ma chissà perché arrivò verso le 3 del mattino. Ero l’unica turista a bordo. Il viaggio scorre abbastanza liscio ma all’arrivo alle 3 del mattino, ancora addormentata, mi alzo e prendo una forte testata contro il portabagagli.

Faccio finta di niente, recupero lo zaino e scendo, cercando un taxi. Nessun taxi disponibile. Tutto buio, nessun turista. Mi siedo in un bar a prendere un caffè, me ne portano uno con la tazza di caffè servita dentro una di acqua bollente. Non so come berlo e me lo rovescio addosso. Pago e cammino a piedi verso l’hotel (circa 1 ora di distanza), col mio zaino enorme al seguito. Non ho internet e non riesco a chiamare un Uber.
La città è deserta. Ho un po’ di ansia ma non ho paura. Sento anche una forte adrenalina che mi spinge a continuare a camminare senza esitare.
Attraverso lunghissimi viali e raggiungo finalmente l’hotel.
Il ragazzo in reception dorme beato su una amaca all’ingresso, lo sveglio e mi dice che è troppo presto per il check in. Vago ancora un po’ e disperata entro nel primo hotel che trovo, ahimè un carissimo 5 stelle, che però finalmente mi da una camera.
Carissima, ma a questo punto è l’opzione migliore.
Lezioni di yoga a Krabi
Durante il mio recente viaggio da sola a Krabi non ho trovato un gran bel meteo. Ed è un peccato, perché il mare di Krabi con la luce del sole è eccezionale. Però non dimentico mai che ogni viaggio è un regalo che faccio a me stessa e ti può riservare sempre qualcosa di piacevole.
Così, ho cercato su Google scuole di yoga vicino al mio hotel e ne ho trovata una in una stradina in salita circondata da alberi, in città ma pareva che fosse in mezzo al nulla. Tutta in legno, grandi vetrate con vista sulla montagna. Non c’erano altri partecipanti quindi ho fatto una lezione privata con un’insegnante dalla voce calma e pacifica, al tramonto. È stato uno di quei momenti in cui il tempo si ferma e provo solo una gratitudine immensa per essere lì.

Ragazzo in India che mi paga il taxi
Aeroporto di Mumbai, in India. Non so come (ma non mi stupisce) ero rimasta senza soldi e le carte di credito non funzionavano. Dovevo arrivare in hotel, lontanissimo, a piedi sarebbe stato un viaggio enorme, per di più con un grande trolley e nel delirio di Mumbai.
Un po’ disperata, vedo la faccia amichevole del ragazzo allo stand delle sim card e gli chiedo se potessi fargli un bonifico e lui darmi i contanti per poter pagare un taxi. Mi dice che non è necessario. Ferma un tuc tuc, sale con me e si accerta che il tassista mi porti a destinazione. Paga lui, mi saluta e continua il viaggio. Senza chiedermi nulla in cambio, semplicemente per gentilezza.

Sono questi gesti che mi commuovono profondamente e specialmente in viaggio mi rendo conto che nonostante quello che si dica, in giro c’è tanta gente buona e forse dovremmo tutti avere un po’ più di fiducia nel prossimo.
Canto dei monaci al Festival delle lanterne
Qualche anno fa sono stata a Chiang Mai al Festival delle lanterne. Migliaia di lanterne di carta illuminate vengono lanciate nel cielo nello stesso momento in un’atmosfera che diventa quasi mistica. Ricordo bene quel momento nella sua bellezza ma la cosa che più mi è rimasta in mente e che non dimenticherò mai è stato il canto dei monaci durante la cerimonia. Quelle voci dal suono quasi ipnotico le sento ancora nitidamente se chiudo gli occhi.

Cagnolini a Koh Kood appena sveglia
Nel 2021, dopo il Vietnam, ho raggiunto la Thailandia, dove ho passato qualche giorno sulla splendida e al tempo quasi incontaminata isola di Koh Kood. È stato un periodo incredibile e strano allo stesso tempo. Ogni paese stava chiudendo i suoi confini a causa dell’emergenza covid e il volo che avrebbe dovuto riportarmi in Italia venne cancellato. La compagnia aerea me ne offrì un altro, anch’esso annullato e così per altre 3 o 4 volte.
Alla fine mi ero quasi rassegnata all’idea che sarei dovuta rimanere su quell’isola chissà per quanto. Non che la prospettiva fosse così atroce ma non sapendo bene quanto si rischiasse era comunque un po’ spaventoso restare bloccata su una piccola isola thailandese.

E così i giorni sono passati tra pace e ansia, paura e bellezza della natura, dubbi e contemplazione. Una mattina mi sveglio e l’ennesimo volo mi era stato cancellato.
Esco dal bungalow sulla spiaggia dove dormivo, un po’ rassegnata e trovo una cucciolata di cagnolini che corrono intorno a me. Ora, se c’è una cosa che mi fa veramente felice sono i cani. Lì ce ne saranno stati almeno 8, dolcissimi, che giocavano sulla sabbia. In quel momento tutte le paure e le incertezze si sono dissolte. Va bene, sarei rimasta sull’isola.
La situazione è stata talmente bella e surreale che ho creduto per un attimo quello fosse una sorta di paradiso perduto. Un’immagine che non dimenticherò mai.
Ragazzo a Istanbul mi accompagna con ombrello per la città
Ammetto che da donna, sono spesso prevenuta quando un uomo vuole aiutarmi senza secondi fini. È un mio limite dovuto a diverse esperienze negative del passato. Quel giorno ero a Istanbul. Ero partita sola per andare a trovare un ragazzo che frequentavo che però mentre ero già in viaggio mi diede clamorosamente buca con una scusa.
Delusione a parte, era comunque una bella occasione per un viaggio da sola a Istanbul. Quel giorno pioveva a dirotto, io avevo scarpe leggere che si aprirono per la pioggia. Entrai in un negozio per comprare delle scarpe nuove e un ragazzo, sentendomi parlare inglese, mi chiese cosa ci facessi da sola. Mi disse che era un militare turco.
Lui aveva un ombrello, io no. Così si offrì di accompagnarmi in giro per la città sotto la pioggia, mi portò in pasticceria a provare dei dolci tipici e poi mi riaccompagnò all’hotel. Senza chiedermi nulla, né un’uscita né il numero di telefono. Un piccolo gesto che però per me ha significato tanto e ridato un briciolo di fiducia verso gli uomini che conosco in viaggio.
Strada a piedi con granchi enormi alle Seychelles
Chi mi conosce sa che ho sempre avuto un grande amore per il ballo e per la discoteca. In questi ultimi anni mi è un po’ passata ma qualche anno fa, anche quando viaggiavo, volevo essere certa di essere vicina ai luoghi della vita notturna. Così, anche in quel paradiso delle Seychelles, dove ero col mio ragazzo del tempo, il sabato sera avevo deciso di andare a ballare. La discoteca era a circa 1 ora a piedi e dato che i taxi erano troppo cari, abbiamo camminato.
All’andata c’era ancora luce ma tornare verso le 4 del mattino è stato un momento speciale. La notte era buia e così le strade, intorno solo foresta e sabbia.

Camminavamo sotto la luce delle stelle e della luna, il silenzio era pesante. A squarciarlo solo i nostri passi e il rumore di migliaia e migliaia di granchi rossi giganti che al nostro passare si nascondevano sotto la sabbia. All’inizio non sapendo cosa fosse quel suono mi sono spaventata ma poi è stato speciale, un momento di connessione estremo con la natura, nel mezzo dell’Oceano Indiano.
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