Contenuti
- 1 Perché ho iniziato a viaggiare
- 2 Ho iniziato a scrivere per fermare i momenti più belli
- 3 Perché la tecnologia ha rovinato il nostro modo di viaggiare
- 4 La dipendenza dalla tecnologia durante i viaggi
- 5 La ricerca della perfezione in viaggio
- 6 Come la tecnologia ha cambiato la mia vita
- 7 È importante darsi un limite con la tecnologia
- 8 È ancora possibile vivere appieno i nostri viaggi?
Come e perché la tecnologia ha rovinato il nostro modo di viaggiare, rendendoci schiavi e costringendoci a guardare tutto attraverso una lente.
Perché ho iniziato a viaggiare
Ho iniziato a viaggiare per amore, per una passione insaziabile.
Mi ha sempre spinto e accompagnato quel desiderio infinito di scoprire mondi nuovi, di vedere posti e culture diverse dalla mia. E di portarli a casa con me. Nel cuore, negli occhi e nel naso.
Andavo in giro e cercavo di riempirmi più che potevo gli occhi di immagini, di facce, di mari incantevoli e panorami da sogno, di custodire odori di città diverse, profumi della natura e di cibi esotici.
Ho iniziato a scrivere per fermare i momenti più belli
Avevo quasi paura di tornare a casa e perdere quei ricordi, quindi appena possibile ci fantasticavo su, cercando di tenerli sempre insieme a me.
Ho iniziato a scrivere proprio per questo, perché i miei viaggi potessero restare immortali e con essi le emozioni uniche che avevo provato.
Oggi invece, dimenticare sarebbe quasi impossibile.
Perché la tecnologia ha rovinato il nostro modo di viaggiare
Torniamo a casa da un viaggio con gigabyte e gigabyte intasati di foto, video, scatti fugaci, molti dei quali non rivedremo probabilmente mai più.
Partiamo appesantiti da un’attrezzatura tecnologica e da un’ansia latente di catturare quanti più momenti possiamo. Più degli altri, meglio degli altri.
Non per forza perché vogliamo poi rivederli, ma perché le persone sappiano che siamo stati in quel luogo.

Che lo possano vedere sui nostri social, spiandoci e segretamente invidiandoci.
Siamo dipendenti dal desiderio di immortalare, riprendere, rubare sorrisi, panorami, momenti.
Non vediamo più con i nostri occhi ma tutto è mediato da una lente, che è diventata il nostro strumento per vivere e vedere le realtà che ci circondano.
La dipendenza dalla tecnologia durante i viaggi
E così ci troviamo ad assistere a eventi unici al mondo guardando attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, a fare sport tramite la lente della gorpro e a comunicare con le persone sulle storie di Instagram.
È vero, quei momenti li portiamo a casa, ma in realtà molto spesso non siamo riusciti a viverli davvero.
Perché noi pur essendo là, là non ci eravamo davvero, non con il cuore.
Tutti presi dalla smania di fare la foto nel momento giusto o di avere il video più sensazionale, ci siamo dimenticati di lasciarci il tempo per assaporarli quei momenti.
Proprio così, abbiamo dimenticato la vera essenza del viaggio.
La ricerca della perfezione in viaggio
Potremmo rifarci, dopo aver scattato la foto, goderci l’attimo, e invece no. Nemmeno lì siamo presenti.
Dobbiamo pubblicare immediatamente quello scatto, modificarlo tanto da farlo diventare un altro luogo.
Non scegliamo più nemmeno l’abbigliamento adatto a un viaggio o ai luoghi che visiteremo.
Scegliamo l’outfit che stia meglio nelle foto, poco importa che magari arriviamo a fare trekking con un abito da sera e i tacchi alti.
Spesso non ascoltiamo nemmeno più le storie dei posti che stiamo vistando, ci interessano solo le immagini, che poi saranno ritoccate simulando luoghi perfetti che nella realtà non esistono.
La perfezione non è reale e la sua ricerca non è l’essenza vera di un viaggio.
Il viaggio è esplorazione, scoperta, una serie di imprevisti, momenti imperfetti, trucco sciolto e capelli scompigliati.
È anche l’hotel a 5 stelle e la serata di gala, per carità, ma non è tutto glitter e immagini impeccabili.
O almeno, non il mio viaggio.
Come la tecnologia ha cambiato la mia vita
Io stessa viaggio molto spesso per lavoro e della tecnologia e del digitale ho fatto la mia professione.
Non potrei mai partire per un viaggio di lavoro senza telecamera o cellulare, semplicemente perché sarei come un ciclista senza bicicletta o come un medico senza stetoscopio.
Ne riconosco quindi sicuramente l’importanza. Senza tecnologia non starei probabilmente facendo il lavoro dei sogni che ho ora.
Tante volte però mi capita purtroppo di distrarmi dall’assaporare i momenti dei miei viaggi, troppo presa dalla ricerca di uno scatto che sia unico.
Quando assisto a qualcosa di particolarmente bello, il mio primo pensiero è spesso quello di tirare fuori il cellulare e riprenderlo.
Da un lato devo farlo, perché sono lì per lavoro e devo documentare il mio viaggio per i miei lettori e per le aziende con cui collaboro.
È importante darsi un limite con la tecnologia
Dall’altro però mi sono imposta di darmi un limite, oltre il quale telecamere e telefoni non possono e non devono entrare.
Ho bisogno in ogni di viaggio di ritagliarmi dei momenti NO DIGITAL in cui camminare, respirare a fondo, guardare con gli occhi quello che ho davanti, emozionarmi e fantasticare.
Lo devo a me, al mio amore per i viaggi e a chi mi segue, che da me si aspetta onestà, realtà ed emozioni vere.
È ancora possibile vivere appieno i nostri viaggi?
Come posso raccontare un luogo e far emozionare chi mi legge, se io stessa non ho vissuto realmente quell’emozione?
Un viaggio va vissuto, digerito e metabolizzato. Ci vuole tempo e bisogna essere presenti e vigili.
La tecnologia in un certo senso ha rovinato il nostro modo di viaggiare.
Proviamo a riappropriarci del tempo e a riprendere il contatto con la realtà.
Quando è il momento, bisogna avere la forza e la volontà di posare quella telecamera e accendere di nuovo il cuore.
Lo strumento più potente e indispensabile per vivere un viaggio.
E voi, cosa ne pensate? La tecnologa ha rovinato il nostro modo di viaggiare o lo ha arricchito?
Raccontatemi la vostra opinione nei commenti.








5 commenti
SognatoreFallito
Anch’io mi redno conto che certe volte ho troppa “ansia da foto” e per un attimo mi passa l’idea che chi la vedrebbe rimarrebbe stupito, ma poi mi ricordo che non ho nè facebook nè Instagram e nemmeno amici che riuscirebbero davvero a capire il senso di certi momenti.
Metto qualcosa sullo stato di Whatsapp, ma lo guardano [rapidamente] il solito gruppetto di 10-20 persone tra parenti, qualche amico a cui non interessa la montagna e qualche collega.
Magari scrivo qualcosa sul mio blog, ma anche lì non posso mica mettere 300 foto!
Quindi alla fine scatto per me stesso, per riguardarmele quando sono triste e così penso che la vita non è andata proprio tutta persa.
Cristina Cori
Da una parte la tecnologia ha sicuramente reso più facili (ed economici) alcuni viaggi, d’altra parte è pur vero che, come si dice, le “strade difficili portano a destinazioni interessanti”.
Condivido la tua opinione. Spesso il viaggio sembra sia diventato quasi un lavoro anche quando non lo è: ci sentiamo obbligati nei confronti della nostra immagine a essere i “reporter” dei nostri bei momenti.
A volte, per quanto sia difficile, cerco di non immortalare il posto o la situazione, ma provo solo a viverla. Perché come dici tu, bisogna anche lasciare che l’emozione venga vissuta a fondo senza il filtro della tecnologia.
inviaggiodasola
E’ vero, Cristina. Come tutto ha dei pro e dei contro però a volte fa paura…
Sì, secondo me dovremmo provare un po’ a toglierci quest’ansia esibizionista di mostrare al mondo dove siamo e cosa facciamo a tutti i costi 🙂
Patrick
Quanto è vero. Una volta le foto mi aiutavano anche a ricordare, ne facevo meno e con più attenzione. Con i telefoni si scatta di continuo. E allo stesso tempo non ci accorgiamo che molte sono foto banali ormai sono svalutate, spesso uguali a migliaia già scattate. Bisogna ascoltare, guardare di più e ogni tanto spegnere il telefono. Bel post!
Alfonso
Cara Diana senza dubbio la tecnologia ha invaso la nostra vita,se sia meglio o peggio dipende dal tipo di viaggio,col tuo lavoro senza tecnologia non ha ragione d’esistere perché oltre al piacere si viaggia per apparire e tu lo fai in modo divino.Ma sono sicuro che un tuo viaggio per staccare la spina sia molto diverso come una vera Wanderlust ti godi la vacanza come dio comanda con tempi diversi e senza la frenesia dello scatto istagrammabile.Ti seguo e leggo con piacere ti lascio un bacio e un abbraccio