Ne ho lette tante in questi giorni su di me e in molto di quello che è stato scritto, ho fatto fatica a riconoscermi.  Semplicemente perché non ero io quella descritta.

<Hai voluto la bicicletta? E mo’ pedala>– mi direte voi. E infatti avete ragione. La fama, piccola o grande che sia, porta con sé anche tante chiacchiere e falsità. Bisogna accettarlo.

È come quando racconti una cosa a un amico e questo la racconta a un altro e così via. La notizia finale diventa altra cosa dalla realtà.

E così per alcune testate sono diventata una che non aveva voglia di lavorare e si è messa a viaggiare a scrocco. Non è dato sapere poi a scrocco di chi.

Qualcun altro invece ha scritto che sono pagata “profumatamente” per viaggiare. E, mi spiace dirlo, ma non è vero nemmeno questo.

Qualcuno ha detto che posso farlo solo perché sono una bella ragazza, qualcun altro ha addirittura insinuato che io mi sia concessa in cambio di viaggi. Proprio io poi, quella che appena aveva due soldi, oltre a pagarsi il viaggio, lo pagava al suo fidanzato. Bah…

E la colpa è del fatto che nessuno crede più nei sogni. Pochi riescono ad accettare che se ti fai un “mazzo così” e ti impegni, i sogni possono diventare realtà. Soprattutto, e mi spiace dirlo, quando sei una donna.

Non mi lamento, ma per il forte senso della giustizia e della lealtà che mi contraddistinguono, mi sento in dovere di mettere i puntini sulle “i” e dire la mia, dopo che tante ne sono state dette.

La mia vera storia

Ora ve la racconto io la vera storia.

Sono una ragazza normale, che per tutta la sua vita ha studiato. Ho finito lo scorso anno. Una laurea, poi la seconda in giornalismo, poi un master in marketing e social media e infiniti corsi online e non.

Sempre con voti ottimi, anche perché io amo studiare.

Vivo da sola da quando ho 18 anni e da quell’età, quando mi sono trasferita da Napoli a Parma per l’università, ai miei non ho più chiesto un soldo. Per mantenermi ho fatto i lavori più disparati.

Lavapiatti, istruttrice di aerobica, centralinista al call center, barista, animatrice turistica, receptionist, segretaria, cameriera. Sempre con umiltà e impegno, sognando intanto di poter diventare un giorno una giornalista di viaggi.

L’unico mio difetto è che non lo credevo possibile, e quindi passavo la mia vita a fare lavori da impiegata, onorabilissimi per carità, solo che non erano quello che desideravo.

E quando dico: “il mio desiderio era lavorare il meno possibile”, non intendo che sono una pigrona che non vuole fare nulla. Tutt’altro. Voglio distruggermi di lavoro, però per quello che amo e per cui ho studiato.

Intendo che dato che ormai credevo avrei fatto quei lavori che non amavo per sempre, almeno speravo l’agonia durasse il meno possibile.

È come quando ti chiedono se vuoi morire con sofferenza o no. No, certo che non lo vuoi. Vuoi solo che la sofferenza duri il meno possibile. Ci sta, no?

Adesso che amo il mio lavoro posso lavorare anche 24 ore al giorno col sorriso. Ma prima mi pesavano anche solo 2 ore in ufficio.

Questa cosa è stata chiaramente snaturata per sensazionalismo, ma avendo studiato giornalismo so come funziona.

L’intervista per l’Huffington Post

Un giorno ricevo la chiamata di una giornalista dell’ Huffington Post. Vuole intervistarmi riguardo l’articolo in cui raccontavo di aver mollato il lavoro per viaggiare.

Io felicissima perché è un giornale che stimo e apprezzo.

Da lì, il giorno stesso è iniziato il putiferio. Uno, due, tre, quattro, dieci giornali con la mia storia in copertina.

Pagine Facebook più o meno note di radio, tv, giornali nazionali. Addirittura la pagina di PSDM, per chi sa di cosa parlo…

Ognuna parlava della mia storia, e alla fine ognuno la interpretava a modo suo, mettendo in risalto gli aspetti che meglio credeva.

In tre giorni ho ricevuto più di 1000 richieste di amicizia da sconosciuti, almeno un centinaio di email e messaggi su Facebook. I miei fan di Instagram sono cresciuti di diverse migliaia e di qualche centinaio quelli di Facebook. Le visite al blog sono schizzate alle stelle.

La fama è anche questa, coi sui pro e contro.

E a chi mi chiede chi paghi per i miei viaggi, ecco la risposta

Come pago i miei viaggi

Dato che nella maggior parte di messaggi che ho ricevuto, la domanda ricorrente è sempre questa: “Chi paga per i tuoi viaggi”, ecco la mia risposta.

Vi avevo già raccontato che per viaggiare non ci vogliono soldi, ci vuole furbizia.

Ma a molti questa spiegazione non è bastata.

Tanti viaggi li pago da sola, udite udite. Viaggio low cost e scelgo spesso ostelli, quindi spesso spendo meno che a stare in casa.

A me non è caduto mai niente dal cielo. Sono una che ha sempre guadagnato mediamente, anzi, sotto la media, solo che quei pochi soldi li usavo per viaggiare. E’ così strano da accettare? E lo faccio tuttora.

Vero, spesso mi ospitano o mi pagano per partire, a fronte ovviamente di un progetto di comunicazione ben strutturato e studiato. E quando si parte per lavoro è ben diverso dall’andare in vacanza. Tutto questo però me lo sono guadagnata.

E non posso accettare che si dica diversamente.

Ringrazio tutti voi che mi seguite, che mi avete scritto e fatto domande. Siete la mia forza, e presto risponderò a tutti.

Per ora mi sento di dire solo una cosa.

Nulla cade dal cielo, bisogna guadagnarsi le cose con studio, impegno e costanza. E restando sempre corretti e umili. Sembra scontato, ma i palloni gonfiati e gli imbroglioni vanno poco lontano.