Il mio inverno sull’isola di Chios

Ho bisogno di partire. Tanto quanto ho bisogno di abbracciare ogni giorno il mio cane in pausa pranzo e di mangiare la pizza una volta a settimana. Stereotipo tipicamente italiano ma vero. Quello della pizza, non del cane.

Sento la necessità di andare ed in questi giorni la mia testa è in Grecia, nell’isola di Chios.

Ricordo ancora quel 30 agosto del 2008, quando senza sapere cosa aspettarmi sono atterrata nel piccolo aeroporto di quest’isola greca a pochi km di distanza dalla costa turca. “Vado a Chios a fare un tirocinio in un’agenzia di viaggi online”, raccontavo ad amici e conoscenti prima di partire.

“Ah, bellissima Kos, ci sono stato!” –  “Non Kos, Chios…”.

L’isola, con mio grande giubilo, era poco conosciuta dagli italiani ed i giorni di fine agosto in cui sono arrivata coincidevano per fortuna con la fine della stagione turistica.

Gli unici ad animare la vita notturna di conseguenza erano studenti greci dell’Università locale di economia, facente parte dell'”Università dell’Egeo”, di ritorno dalle relative città greche di nascita per le vacanze estive e qualche sporadico turista tedesco o inglese.

Se per i primi due mesi il clima mite permetteva ancora qualche bagno al mare, da novembre a febbraio, chi con invidia mi diceva: “Te ne vai al caldo a passare l’inverno su un’isola greca”, ha dovuto ricredersi.

Il vento su un’isola nel mezzo del mar Egeo può essere davvero meschino ed infatti le temperature raggiunte nei mesi invernali non avevano nulla da invidiare al freddo di Parma, città in cui vivo.

L’atmosfera delle isole d’inverno però è impagabile. Uscire alle 4 del pomeriggio, col freddo pungente che ti screpola il naso e al contempo l’odore del mare nelle narici, percorrere il groviglio di stradine in discesa che dalla mia stanza in affitto conduceva al porto, nessuno per strada, e comunque un senso di tranquillità e allo stesso tempo angoscia che ti prende dall’essere lontano da tutto. E’ una sensazione che ti fa sentire viva.

Arrivare al corso principale dove la gente mangia ancora in uno dei tantissimi ristoranti anche se è primo pomeriggio, o sta ore seduta ad un bar a sorseggiare il tipico caffè freddo, quasi con un senso di calma indolenza, ti fa sentire come ci siano tanti modi di vivere ed è difficile giudicare quale sia giusto e quale meno.

E allora ti siedi sui ciottoli della spiaggia di fronte al faro e ti perdi in una serie di elucubrazioni, forse con poco senso, ma grata di essere lontana, sola, e di poter godere di tutto ciò.