La mia esperienza ai Caraibi durante il passaggio dell’uragano Irma, definito uno dei più forti della storia.


La vita è questione di fortuna, diciamoci la verità. Non credo a chi dice: “se l’è andata a cercare”. Le sventure possono sorprenderti anche a casa sul tuo divano, proprio mentre pensi che la tua prudenza ti renderà intoccabile.

Purtroppo oggi tra terrorismo, allarmanti arie di guerra e disastri climatici, io non saprei individuare un posto nel mondo più sicuro di un altro.

Tutto questo per dire che sapevo di stare andando ai Caraibi nella stagione degli uragani. Sapevo che Irma era potenzialmente un mostro, o almeno da quello che i giornali strillavano non senza un po’ di inquietante compiacimento macabro.

Avevo studiato la rotta del ciclone e visto che però l’area della Repubblica Dominicana dove sarei andata ne sarebbe stata interessata solo in maniera marginale.

Non ho scelto di partire a cuor leggero.

Ho passato diverse notti insonni prima della partenza, cambiando idea da un’ora all’altra. Ho continuato a leggere ossessivamente tutto quello che trovavo online sull’uragano Irma e chiesto pareri a quante più persone competenti in materia e che conoscessero il territorio.

Poi alla fine ho fatto un bilancio di tutte le informazioni raccolte, ci ho aggiunto un po’ di impulso e cuore e ho trovato il coraggio.

La mattina del 5 settembre sono andata in aeroporto con una valigia piena di costumi e le farfalle nello stomaco.

Dalla paura e dalla felicità.

Perché questa per me era una vacanza. Volevo staccare un po’ il cervello, provare se possibile anche a spegnere il telefono. Andare al mare, leggere, fare le parole crociate, uscire la sera, abbronzarmi e bere dei coca rum. Senza troppe pretese.

Lo so che qualcuno di voi (quei tanti che ancora non hanno capito che lavoro faccio) penseranno che sono sempre in vacanza. In realtà di solito sono viaggi di lavoro mentre questa doveva essere la mia vacanza. Non avevo voglia di rinunciarci.

La mia esperienza con l’uragano Irma in Repubblica Dominicana

Appena arrivata in Repubblica Dominicana speravo di sentire parole di conforto sul fatto che in realtà l’uragano non facesse così paura come dicevano le news.

In realtà nell’aria c’era una sensazione di attesa, come se il tempo fosse fermo. Vedere i sacchi di sale per terra e la gente mettere delle barricate a porte e finestre ha iniziato ad allarmarmi.

Ma che cosa ne so io di come funziona un uragano? In verità prima di partire non avevo neanche bene idea di cosa comportasse.

Provo a imitare gli altri e vado a comprare dello scotch da mettere sui vetri di balcone e finestre. Non so neanche io se serva a qualcosa o no.

Al supermercato faccio scorta di acqua, patatine, rum, vino e coca cola (se devo morire, voglio farlo per bene), più qualche candela nel caso andasse via la luce all’improvviso.

La giornata non passa mai. Le attese sono una delle cose più laceranti.

I negozi iniziano a chiudere nel pomeriggio. Vedo qualcuno che compra dei souvenir ed è una visione che mi conforta. Allora non moriremo tutti? Il signore tedesco con i capelli bianchi che guarda i portachiave sa che tornerà a casa dai nipoti a portargli dei regalini? Nei momenti di paura ti aggrapperesti a qualsiasi cosa pur di averne un conforto.

Passo alcune ore nella paura più cupa, saltando dal sito ufficiale degli uragani a quelli locali della Repubblica Dominicana, sperando ad ogni minuto di leggere qualche notizia confortante.

Ecco, forse ce n’è una. L’uragano Irma dovrebbe colpire in mare a nord dell’isola, riservando a noi a sud solo una tempesta tropicale. Solo. Ma che ne so io poi di una tempesta tropicale?

Leggo intanto di intere isole caraibiche rase al suolo e altre senza connessione col mondo. Mi sembra tutto un incubo. Di quelli in cui vorresti avere mamma e papà accanto a te, anche a 34 anni.

Con loro non potrebbe mai succedermi nulla di male.

Le mie amiche iniziano a chiamare e scrivere decine e decine di messaggi sulle notizie che arrivano in Italia.

Mi spaventano, ma cerco di tranquillizzarle. In realtà ho il cuore che mi batte all’impazzata.

La tempesta tropicale arriva verso le 2 del mattino

Speri che arrivi qualcuno a dirti che non è niente vero, che stanno tutti esagerando e che in realtà verrà solo un po’ di pioggia.

Da mezzanotte all’improvviso, dopo un tramonto con dei colori magici dal violetto al rosa all’arancione, comincia in effetti a piovere. Torno in casa e chiudo tutte le finestre.

Irma e i suoi effetti dovrebbero passare intorno alle 2 del mattino. Ho paura che le finestre possano implodere con il vento, quindi mi stendo sul divano, prendo una pillolina per dormire. Non mi fa nessun effetto.

Dopo un po’ inizia a soffiare un forte vento. Fischia e sbatte contro i vetri. Si acquieta e poi ricomincia. Le palme che vedo dal balcone si agitano come se stessero ballando. Al vento si accompagna poi la pioggia forte. Sono stupita dal fatto che oltre al rumore angosciante del vento, la tempesta non sia particolarmente spaventosa.

Cade qualche insegna, ma nulla di più davanti ai miei occhi.

Va avanti fino al mattino alle 11. Ogni tanto sembra sia finito e poi uno scossone di vento fa tremare i vetri.

Dopo inizia la pioggia scrosciante, che fa allagare la strada sotto al mio palazzo. In casa si cominciano a sentire odori di fogna, forse qualche danno alle tubature.

Fino alle 12, quando piano piano la gente ricomincia ad uscire di casa, portare i cani a fare la passeggiata e girare in macchina. E io mi sento in pace, come se fossi tornata a casa incolume da una guerra. Interiore, per lo più.

Un forte temporale in fin dei conti, quello che si è avvertito qui nella zona di Bayahibe, nel sud est della Repubblica Dominicana. Non ci sono stati particolari danni e nessuno si è fatto male.

Però la paura fa più male degli eventi stessi, a volte. Adesso sono tranquilla.

Sono stata molto fortunata a trovarmi in una zona dove l’uragano è stato lieve. Ho il cuore spezzato per chi non lo è stato altrettanto e spero che la mia adorata Miami non subisca troppi danni dal passaggio di Irma.

Purtroppo, contro le forze della natura, non contiamo proprio nulla. Ma la vita è un terno a lotto, tanto vale continuare a viaggiare e fare le cose che ci piacciono. Altrimenti che senso avrebbe vivere?